NATUROGRAFIE A MONTEMAGNO

Il 9 marzo 2019 Roberto Ghezzi, ha realizzato nei pressi di Montemagno, in una delle zone interessate dall’incendio del settembre 2018, una installazione composta da alcune delle sue naturografie disposte in forma di spirale aurea.

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La ricerca di Ghezzi è da sempre volta ad indagare l’estetica del dato naturale e a dialogare con l’ambiente circostante; il significato di naturografia è proprio quello di creare attraverso la natura.
Nel caso di specie Ghezzi affida al terreno e al bosco devastato dall’incendio tele bianche preparate con composti organici al fine di innescare un dialogo teso a cogliere, in un’unica opera, le tracce del dramma del fuoco e quelle della rinascita. Memoria del luogo, quindi, monito e auspicio per il futuro nel segno del rispetto e della conoscenza.

Molte delle installazioni realizzate da Ghezzi, come quella del Monte Serra, seguono la forma della spirale aurea.

Il rapporto aureo è infatti l’anello di congiunzione tra la natura e la matematica, il punto di incontro tra la suprema armonia del cosmo e il modello che lo rappresenta.

Ma c’è anche un ulteriore motivo che caratterizza la scelta dell’artista : la spirale di Fibonacci è anch’essa una spirale aurea: quindi armonia uomo e natura e omaggio al grande genio del matematico pisano nato in queste bellissime terre.

Le installazioni rimarranno in loco per tutto il tempo necessario alla loro creazione, così che gli interessati potranno visitarle o imbattervisi casualmente lungo il sentiero che attraversa i terreni devastati dall’incendio.

Al momento del loro prelievo le naturografie verranno donate dall’artista al Comune di Calci, come memoria di ciò che è stato e auspicio per ciò che sarà.

Il giorno 11 Maggio 2019 – quando le installazioni saranno ancora in loco – Ghezzi inaugurerà una mostra personale presso la sala dei cetacei del Museo di Storia Naturale di Calci, così che gli interessati potranno vedere nel raggio di pochi chilometri la ricerca dell’artista in ogni sua fase.

Roberto Ghezzi

Nato a Cortona nel 1978, dove attualmente vive e lavora, Roberto Ghezzi inizia a dipingere presso lo studio di famiglia, dove apprende le basi del disegno e della pittura ad olio. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Dagli anni Novanta espone con regolarità in personali e collettive, in Italia e all’estero. Tra gli spazi istituzionali si citano: la Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Arezzo, Palazzo Medici Riccardi di Firenze, il Museo Michelangiolesco di Caprese, Battersea Park a Londra, la Fondazione Cariperugia Arte, il Chiostro del Bramante a Roma, Casa dei Carraresi a Treviso, la biblioteca di Pu-Dong a Shangai, il Museo Oceanografico di Tunisi. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio ORA 2016, il Premio ArtApp Artist Contest 2017 e il Premio ArteamCup 2018. Molte anche le residenze artistiche, correlate a ricerche sperimentali e ad opere installative in ambienti incontaminati in Italia, Francia, Svizzera, Alaska, Islanda, Sudafrica e Tunisia.

Negli anni matura un disegno concettuale che, muovendo da riflessioni e sperimentazioni sulla natura, a partire dalla pittura, trova espressione nel 2015 in un corpus di lavori inediti, da lui stesso denominati, mediante un neologismo, Naturografie. Quest’ultime sono il risultato di un percorso tutt’altro che subitaneo e romantico, ma bensì meditativo e analitico, che egli ha svolto in parallelo alla pittura. I suoi paesaggi su tela infatti sono stati, in passato e in misura crescente, sopposti ad una trasformazione in chiave minimale: in essi egli ha sottratto fino all’essenziale i riferimenti al vero, per giungere ad uno scollamento dalla realtà intesa come dimensione fenomenica. Un siffatto graduale allontanamento dalla rappresentazione mimetica di natura, ha rappresentato l’anticamera di un’indagine volta a sondare ciò che la natura cela, custodisce e costituisce nella sua essenza. La tela di cotone bianco diviene così uno specchio permeabile e flessibile dello scorrere della vita, una sindone che accoglie e conserva gli elementi di natura un tempo rappresentati mediante la stratificazione pittorica. In questa dinamica di creazione, l’artista è l’autentico regista: egli dirige lo spettacolo di cui la natura è protagonista; Ghezzi decide luogo, tempo e materia al pari di ogni altro aspetto, monitora tutti i passaggi del processo e infine fissa l’aspetto finale dell’opera. Oltre tutto questo, esiste ed è fondante, accanto ad un atteggiamento e scientifico e matematico (si pensi solo alle coordinate dei luoghi e ai tempi di permanenza, allo studio del terreno e delle correnti), un sentimento di assoluto rispetto verso la natura, la conoscenza dei suoi codici ed un desiderio di condivisione e comunione con essa.